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Simonetta Bellei

Offre ossa scarne e consumate del suo corpo bianco e giallo, facendole diventare segni azzurri e grigi come i suoi occhi. Segni equilibrati da inserire in uno spazio tutto suo, giocato con grande genialità artistica.
Si fa poi fecondare con malizia spregiudicata dal grande Warhol, per generare questi nuovi figli che, saranno analizzati da un pubblico di “psicanalisti più o meno preparati ma, benedetti da uno spirito forte, occulto che poi occulto non è.
Wassily Kandinsky sosteneva che “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e spesso è madre dei nostri sentimenti” per dire la complessità del dare e ricevere nella fruizione artistica.
L’artista contabile, vuole che il suo fare sia osservato, criticato ma anche valutato con equo equilibrio. Sa che il pubblico è abbastanza distratto, e che ha più interesse ad un campionato di calcio o di formula uno. Incoraggiata dal solito mercato politico che fa finta di esserci ma che poi non ti da garanzie, ci crede ancora e si fa forza per andare avanti senza mollare. E’ troppo importante, bisogna lavorare, è necessario fare arte anche per Simonetta.
Lei non si rassegna, continua a sperare cadendo così nel solito tranello.
Ogni volta, comincia e finisce la storia, in attesa di trovare altri altari per sacrificarsi come nuova vittima. Presto spero che impari ad assassinare e a non essere assassinata.

Luciano Ricchi